Dal Vangelo secondo Lucifero

scritto da Dirdaia
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Testo: Dal Vangelo secondo Lucifero
di Dirdaia

Nacque quel giorno in villaggio
un bambino;
negli anni egli annidò
vagando fra le sterminate spighe 
divincolandosi nei dedali
di cunicoli polverosi
una convinzione
orfana. Estranea ad ogni suo pensiero
ch'egli coltivò fino ad allora
nel fiore della sua esperienza:

gli uomini hanno perso la loro forza! pensava
non solo forza fisica, non solo la loro brillantezza
hanno perso un'arcana conoscenza
una congiunzione alchemica fra muscoli e mente
hanno smesso di scavare e intagliare il loro corpo
come statue in perenne movimento;
un culto ed un amore per la scheggia di carne e sangue
che si è, sul vasto ventre della Terra.

e negli angoli, nei secoli
da conifere e fiordi erosi,
dell'emersione
diafana delle rive coriacee
lui fiero 
schierava ogni sua particella 
davanti allo sguardo dell'Orizzonte.

L'effluvio nudo del quieto albeggiare divenne Musa
dei fantasmi di Ere antiche
e lui lesse libri di Semidei
sulla sabbia, sulla roccia, sui venti, sulla salsedine 

Il villaggio vide l'infante che divenne ragazzo
il ragazzo che divenne uomo, scolpito e danzante
sulla Terra come Funambolo su un milione di Fili,
con occhi stanchi e meravigliati

ma scorgeva anche i tremori dei suoi arti, la frenesia
del suo movimento, ripetitivo, costante, imperdonabile
l'Angoscia acquosa della
sclera, ove le sue pupille scuotevano come zattera

Amici e parenti ch'ebbe nella propria puerizia persero il proprio nome
e c'era chi si chiedeva se la sua fosse vanità o sacrificio.

Crebbe vigoroso e armonioso
come il fusto d'una cascata
indenne a malattie, domesticato il dolore
gli uomini lo vollero in lotta.

Prima furono le zuffe
e a due, tre, quattro o anche cinque uomini alla volta
lui era capace di tener testa;
non per lussurioso impulso di violazione del corpo d'altri
ma per conservazione
danza ed intaglio del proprio.

Furono gli squadroni
e sempre più lui inseguiva e tramava l'aria
con occhi da rapace, turbinosa e pesta
Nei cupi rintocchi del suo corpo percosso
nei ritmi indicibili del fiotto e dell'osso
alla meraviglia sovvenne la rabbia
burattinaia della rabbia, la paura.

una manciata sparuta di uomini e ragazzetti 
lo accompagnavano,
come 'l volo d'un falco orbo guida ad un pellegrinaggio.
mai anelarono a diventar lui, o ad esser in sua funzione;
mai lui volle apparir eroe, idolo o manifestazione celeste
ai loro occhi. A volte, dimenticava che fossero lì da parte a lui.

Furono gli uomini di Potere.
Potere era parola a lui straniera
masticata con esitazione,
proferita da coloro che costellarono i suoi anni infanti
con diffidente vertigine.

Lo attaccarono con misurate diplomazie
e dolciastre maniere,
rivoltanti come colata di miele maciscente.
Gli dissero di fermarsi.
Non ci importa che intenzioni hai
se hai una buona causa che ti anima 'l cerebro
se lo fai per te stesso
se è quello che hai sempre voluto
non lo vogliamo


non lo vogliamo.


lui volle agire, per come sempre fu
perché altro non poteva essere.

Gli spararono. Ogni proiettile in un punto diverso
delle sue fibre e in ogni microcavità tra fiume e versante
come cannonate addosso ad una statua di marmo.

Ci mise tanto a cadere sulle ginocchia,
lorde di fluidi e brandelli.
Quando lo ebbero ai proprio piedi,
lo buttarono su una zattera di corteccie marce
in mezzo al mare.

Quando le creste perlacee lo abbracciarono,
le sue particelle vennero restituite
all'Orizzonte.







Dal Vangelo secondo Lucifero testo di Dirdaia
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